Gran… Tonino!
5 Luglio 2009
MILKA GOZZER
Il mio primo caposervizio si chiamava Antonino Vischi, detto Tonino. I primi tempi mi chiamava “brutta bertuccia dai capelli biondi”, ma il suo tono non era meschino, né volgare anche quando gridava da parte a parte del salone della cronaca: “chiudi quelle cosce che ti si vedono i coglioni!”. Nel mondo del giornalismo trentino di fine anni Ottanta, effettivamente Tonino sembrava un pesce tropicale in mezzo a due categorie di giornalisti o pseudo tali: quelli della sua generazione, per la maggior parte attaccati alla poltrona come il tanfo delle scorregge silenti, e uno sparuto manipolo di giovani grafomani la cui sorda aspirazione era lasciare al più presto l’insulsa periferia per brillare in lidi metropolitani di grande tiratura e grande visibilità che avrebbero davvero compreso il talento del Nuovo Giornalista Moderno. Inutile dire che entrambe le categorie giudicavano, durante le pause caffè, Tonino alla stregua di un inetto, convinti di saper gestire meglio le pagine di un quotidiano o i rapporti con il direttore. Molto, ma molto più tardi, ho capito invece che Tonino aveva compreso, in largo anticipo, che per essere un bravo giornalista occorre essere, prima di tutto, una brava persona. Leggi il seguito
Identità senza frontiere
13 Novembre 2008
NICOLA GUARNIERI
Pristina è una non città, un non luogo, un agglomerato di quartieri più o meno disordinati dove regna il caos viabilistico e dove sono stati avviati cantieri ogni due metri. C’è voglia di ripartire, ovviamente, di ricostruire la capitale di un nuovo Stato, il Kossovo. I segni di quella che qui chiamano dominazione serba si notano ma pure l’epurazione voluta da kossovari di etnia albanese è palpabile. I serbi di Pristina se ne sono andati e chi è rimasto si nasconde.
